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Pensioni Integrative : Cosa scegliere?

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AmicoAssicuratore ti aiuterà a rispondere a questa domanda. Ti permetterà, attraverso pochi e semplici passi, di confrontare autonomamente le diverse opportunità offerte dal mercato.

Primo Passo : Qual è la tua età?

Hai dai 20 ai 35 anni? Il tuo orizzonte temporale è lungo, in quanto mancano generalmente più di 30 anni al raggiungimento dei requisiti per la Pensione Integrativa. Una scelta certamente da non sottovalutare potrebbe essere quella orientata a una forma pensionistica che investa prevalentemente in azioni con versamenti preferibilmente mensili, di modo da attutire le oscillazioni dei mercati : Se verso € 1.000,00 all’anno e pago la rata in Giugno, acquisterò un determinato numero di quote del Fondo (Leggi “Assicurazione Unit Linked”). Supponendo che la quota di Giugno valga € 5,00, acquisterò per quell’anno 200 quote. Se verso mensilmente € 100,00 e ad Aprile la quota vale € 4,00, a maggio € 3,00, a Giugno € 5,00, ecc …, acquisterò mediamente, nel corso dell’anno, più quote in confronto a quelle ottenibili dal versamento in un’unica soluzione. Nel lungo periodo (20 – 30 anni) la scelta orientata all’azionario risulta statisticamente una scelta vincente.

Se hai una bassa propensione al rischio e non vuoi che i contributi vengano sottoposti a tali oscillazioni, puoi sempre scegliere un prodotto che garantisca la restituzione del capitale versato a scadenza e semmai un rendimento minimo. In questo caso dovrai orientarti su forme pensionistiche che posseggano i tratti tipici dell’Assicurazione Rivalutabile.

Per chi ha più di 50 anni potrebbe essere estremamente interessante partecipare alla Previdenza Complementare, più che per integrare la pensione di legge (in quanto si presume che a 50 anni un individuo abbia consolidato la propria posizione lavorativa), per il ritorno economico che è possibile ottenere da questa scelta. A 50 anni mancano in media 15 anni al raggiungimento dei requisiti. In quest’arco di tempo, al di là della linea di investimento scelta in base alla propensione al rischio (azionaria, obbligazionaria, bilanciata o garantita) è possibile stabilire un versamento deducibile ogni anno (fino a € 5.164,57) il quale beneficerà di un risparmio fiscale pari all’aliquota marginale IRPEF (Leggi “Vantaggi e Agevolazioni Fiscali”) e mediante il quale ottenere a scadenza una prestazione pensionistica interamente sotto forma di capitale (Leggi “Come viene calcolata la Prestazione Pensionistica?”). Un ottimo investimento realizzato mediante un accantonamento annuo interamente deducibile e che ritornerà sotto forma di capitale a scadenza. Un investimento che (considerando anche il risparmio fiscale) rende da oltre il 23% a oltre il 43% all’anno! (a seconda dell’aliquota marginale IRPEF e di quanto offre, in termini di rendimento, la forma pensionistica scelta).

 

Secondo Passo : Hai diritto al Contributo del Datore di Lavoro?

In base al contratto collettivo nazionale di lavoro (o a specifici accordi aziendali) potresti avere diritto al contributo aggiuntivo del datore di lavoro.

Ad esempio, aderendo al Fondo Cometa (Fondo Chiuso riservato ai lavoratori del settore metalmeccanico – Leggi “Fondi Pensione”), il lavoratore che versa un contributo minimo pari all’1,20% del proprio reddito, ha diritto a un ulteriore 1,20% versato dal datore di lavoro. Ipotizzando un reddito di € 40.000,00, a fronte di € 480,00 all’anno versati dal lavoratore ci saranno ulteriori € 480,00 versati dal datore di lavoro per un totale di € 960,00. Il lavoratore avrà diritto a una deduzione dal Reddito Complessivo pari a € 960,00, il doppio di ciò che ha destinato a Previdenza Complementare (Leggi “Vantaggi e Agevolazioni Fiscali“). I rendimenti ottenuti dalla gestione del Fondo, senza considerare il costo medio annuo dell’operazione, matureranno su € 960,00 e non su € 480,00.

E’ evidente il vantaggio ottenibile dal conferimento del contributo volontario alla forma pensionistica prevista dal contratto collettivo che, sia ben chiaro, non ha nulla a che vedere con il conferimento del TFR a Previdenza Complementare (Leggi “TFR a Previdenza Complementare”).

Proseguendo con il nostro esempio, il dipendente non è obbligato a conferire il suo contributo volontario al Fondo Cometa. La scelta potrebbe ricadere anche su altro Fondo Aperto, o su un PIP (anche se in questi casi si perde il diritto di ottenere il contributo del datore di lavoro previsto dal contratto collettivo).

 

Terzo Passo : Qual è la tua Propensione al Rischio?

Sei disposto, a fronte di rendimenti probabilmente molto più elevati, a rischiare di perdere in parte o del tutto il capitale che hai deciso di destinare a Previdenza Complementare?

Un “si” a questa domanda e un orizzonte temporale di 20 – 30 anni, potrebbero dare statisticamente degli ottimi risultati. In questo caso sceglierai una linea di investimento del tutto o in gran parte azionaria.

Un “no” ti porterà su una linea di investimento garantita (comparto garantito del Fondo o Assicurazione Rivalutabile con garanzia di restituzione del capitale a scadenza e rendimento minimo garantito). Avrai, in questo caso, sia la certezza di non perdere il capitale versato, che quella di ottenere rendimenti medio-bassi o addirittura inesistenti (in quanto potrebbero essere in larga parte erosi dal costo medio dell’operazione).

Un “ni” potrebbe tradursi in una linea obbligazionaria o bilanciata (tra azioni e obbligazioni) mantenendo così, almeno in parte, la certezza di restituzione del capitale a scadenza e approfittando, allo stesso tempo, delle dinamiche tipiche del mercato.

 

Quarto Passo : Come confrontare le varie Forme Pensionistiche?

Non esiste una scelta giusta da ritenersi universalmente valida. Esiste una scelta giusta per ognuno in base alle proprie caratteristiche e alle proprie esigenze.

Se sei un dipendente che ha diritto (in quanto sceglie di partecipare al Fondo Chiuso di categoria e perché versa un minimo contributo volontario) al contributo del datore di lavoro e vuoi confrontare questa forma pensionistica con altri Fondi Aperti o PIP, dovrai prendere sempre in esame l’eventuale perdita di questo diritto in caso di scelte diverse dal Fondo Chiuso.

Dovrai confrontare i diversi prodotti offerti dal mercato facendo attenzione innanzitutto alla tipologia : non puoi confrontare l’Assicurazione Unit Linked offerta dalla Compagnia X con l’Assicurazione Rivalutabile offerta dalla Compagnia Y, in quanto sono due prodotti concettualmente molto diversi. Nel primo caso dovrai confrontare, oltre all’Indicatore Sintetico dei Costi (ISC) (fig.1), il rendimento medio annuo (fig.2) ottenuto storicamente dai diversi comparti (azionario, obbligazionario, monetario, bilanciato, garantito) del Fondo. Nel secondo caso il confronto si baserà, oltre che sull’Indicatore Sintetico dei Costi, sul rendimento medio annuo ottenuto dalle Gestioni Separate appositamente costituite. (Leggi “Assicurazione Unit Linked” e “Assicurazione Rivalutabile”).

E’ fondamentale, una volta conosciuto il nome del prodotto proposto dall’intermediario, controllare se lo stesso è presente nell’Albo dei Fondi Pensione consultabile sul sito della COVIP (Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione) in quanto solo quelli elencati sono stati autorizzati e danno diritto alla deduzione fiscale prevista dal Decreto Legislativo 5 Dicembre 2005 n. 252.

Link per la consultazione dell’Albo dei Fondi Pensione : ALBO DEI FONDI PENSIONE

Ogni prodotto ha la sua nota informativa facilmente consultabile sul sito web della Compagnia di riferimento.

Nella nota informativa, tra le altre cose, devono essere riportati : L’Indicatore Sintetico dei Costi (ISC) (fig.1) e il rendimento medio annuo (fig.2) della linea di investimento scelta o della Gestione Separata.

L’ISC indica la riduzione subita ogni danno dal rendimento ottenuto per effetto di tutti i costi gravanti sul contratto. La normativa, per consentire un confronto omogeneo tra i vari prodotti, prevede che questo parametro debba essere calcolato ipotizzando un aderente-tipo che versi un contributo annuo di € 2.500,00, e un rendimento annuo del 4%.

Nella fig.1 possiamo osservare come, per la Linea di Investimento A, una permanenza di 5 anni nel Fondo da origine ad un ISC del 3,54%, mentre una permanenza di 35 anni costa in media un 1,20% all’anno. L’incidenza media dei costi decresce con l’aumentare degli anni di permanenza.

Nella fig.2 abbiamo invece il rendimento medio annuo della Linea di Investimento A che risulta, negli ultimi 5 anni, essere pari a un 4,80%.

Se la permanenza nel Fondo è di 5 anni (supponiamo di aver aderito alla forma pensionistica a 60 anni) questo rendimento sarà contrastato da un costo medio annuo, come visto, del 3,54%. Ciò che mediamente renderà il nostro investimento ogni anno sarà pari quindi a un 4,80% – 3,54% = 1,26%.

Se la permanenza è di 35 anni (supponendo di aver aderito alla forma pensionistica a 30 anni) possiamo utilizzare, come parametro di riferimento più attendibile, il rendimento medio degli ultimi 10 anni, ovvero il 3,90%. A questo corrisponderà un ISC dell’1,20%. Il rendimento effettivo, in questo caso, sarà pari mediamente al 3,90% – 1,20% = 2,70%.

Un confronto di questo tipo, certamente non esaustivo, vi permetterà perlomeno di avere un quadro d’insieme sui vari prodotti.

Come abbiamo anticipato l’ISC, riferendosi ad un aderente-tipo che versa € 2.500,00 all’anno e ipotizzando un tasso di rendimento del 4%, ha una valenza meramente orientativa.

Se ad esempio notiamo dallo storico che la Gestione Separata o la linea di investimento scelta rende in media più del 4% all’anno, l’ISC, che in questo caso dovrebbe essere inferiore, descrive delle condizioni peggiorative rispetto a quelle che in realtà si otterrebbero aderendo. Viceversa, nel caso di una Gestione Separata o di una linea di investimento che rende meno del 4% all’anno, l’ISC, che dovrebbe essere più alto, rappresenta una condizione migliorativa di quella che in realtà si otterrebbe aderendo alla forma pensionistica.

Se cerchi l’Indicatore Sintetico dei Costi del prodotto che vuoi analizzare lo trovi, oltre che sulla nota informativa, anche sul sito web della COVIP al seguente link : LISTA ISC

Gli indicatori sono suddivisi per Fondi Pensione Negoziali (o Fondi Chiusi), Fondi Pensione Aperti e Piani Individuali Pensionistici (PIP o FIP).

Indicatore Sintetico dei Costi

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Rendimento Medio Annuo Composto

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