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Assicurazione Terremoto obbligatoria?

16/10/2013 by

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L'Opinione-Blog

Più del 45% del territorio italiano è esposto ad un elevato rischio sismico, eppure l’Italia è uno dei pochi paesi dove lo Stato risarcisce tutti danni che ne derivano.

Con l’Art.2 del DL n. 59 del 15 Maggio 2012, soppresso durante la conversione nella legge n. 100 del 12 Luglio 2012, si tentò di istituire un’Assicurazione “obbligatoria” per i proprietari di edifici a copertura dei danni da calamità naturali (terremoti, alluvioni). In realtà il DL disponeva che lo Stato non avrebbe più risarcito a privati e imprese i danni causati da catastrofi naturali e che “chi vuole può pattuire un allargamento agli eventi calamitosi della polizza danni sui fabbricati”. Questa affermazione appare abbastanza inutile in quanto le Compagnie già offrono la garanzia Terremoto da tanti anni, per cui la scelta di assicurarsi in caso di mancato intervento dello Stato diventa un obbligo.

Gli eventi sismici più recenti del 20 e 29 Maggio 2012 in Emilia-Romagna e tutti quelli successivi che stanno interessando il nostro territorio con una frequenza sempre più elevata, inducono a riflettere seriamente sull’argomento.

Esattamente come accade per il sistema pensionistico dove lo Stato non è più in grado di far fronte agli impegni derivanti da una popolazione sempre più anziana, anche in caso di Terremoto non riesce ad intervenire efficacemente. Ormai è storia ed’è sotto gli occhi di tutti.

L’intervento del Privato diviene dunque indispensabile per far fronte a questi disastri naturali che causano danni ingenti alle strutture e perdite di vite umane.

In Francia, ad esempio, l’Assicurazione per il Terremoto è obbligatoria. Sia i privati che le imprese devono stipularla e lo Stato per aiutare gli Assicuratori a coprire questi grandi rischi interviene con una Società di Riassicurazione Pubblica che offre la possibilità alle Compagnie di Assicurazioni di riassicurarsi ad un tasso agevolato.

Persino in Spagna la copertura contro i Terremoti è obbligatoria. In questo caso non sono le Compagnie ad assumere il rischio, bensì un’ente statale che opera in base a criteri privatistici e le cui entrate sono rappresentate dai premi di assicurazione riscossi dai proprietari di edifici.

Viene da chiedersi se l’Assicurazione per questi eventi debba essere resa obbligatoria anche nel nostro paese, ma in un periodo economico così difficile è una scelta politica molto ardua. La stessa sarebbe considerata soltanto una tassa in più da pagare, ma a nostro avviso una tassa con un obiettivo degno e seriamente “sociale”. Certamente più utile del Canone RAI e che orientativamente potrebbe avere lo stesso costo.

L’Art.2 del DL n. 59/2012 aveva dunque nobili fini, ma l’idea doveva necessariamente essere accantonata in vista delle elezioni politiche ormai alle porte.

La diffusione dello strumento assicurativo dovrebbe essere affiancata da un’intensa attività preventiva e di messa in sicurezza degli edifici considerando che statisticamente 7 su 10 sono a rischio se colpiti da terremoto.

Per comprendere se il proprio edificio e’ sicuro o meno bisognerebbe recuperarne il progetto di costruzione ma in caso di edifici costruiti più di 50 anni fa (e in Italia ne abbiamo tantissimi) e’ molto difficile. Bisognerebbe inoltre effettuare indagini sul sito e analizzare prelievi di calcestruzzo.

Il costo di queste operazioni e’ troppo alto se sostenuto privatamente mentre un’Assicurazione Terremoto obbligatoria per tutti consentirebbe la creazione di un Fondo utilizzabile per la messa in sicurezza degli edifici e per pagare i danni di Terremoti già avvenuti.

I proprietari di edifici non a norma e generalmente quelli residenti in zone a rischio sismico più elevato pagherebbero un premio di assicurazione più alto rispetto agli altri e questo genererebbe un problema di tariffa da risolvere. Si stima comunque che il premio per ogni edificio potrebbe aggirarsi attorno ai € 100,00 – € 200,00. Una spesa minima in confronto a quella che si sostiene rivolgendosi individualmente alle Assicurazioni Private.

Probabilmente la soluzione si troverà a metà strada tra la copertura obbligatoria e l’ intervento dello Stato come già succede in altri paesi. L’importante è che il tema venga affrontato seriamente e quanto prima, trovando soluzioni condivise. Siamo tutti interessati e coinvolti, nessuno escluso.

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